16MM RUN
Storm de Hirsch, Carolee Schneemann

17 dicembre 2021, dalle ore 19 
#Agorà

16MM RUN è una rassegna cinematografica sperimentale realizzata in collaborazione con Villa Lontana. Per la durata di un anno consentirà di rivivere in senso letterale la fisicità del film e del cinema: una selezione di lungometraggi e cortometraggi verrà proiettata nel loro formato originale, la pellicola in 16mm.

 

Il programma di 16MM RUN ha inizio il 17 dicembre con la proiezione di quattro cortometraggi di due figure femminili essenziali nel panorama artistico e cinematografico del secolo scorso. Si tratta di Storm de Hirsch e Carolee Schneemann.

 

Storm de Hirsch (1912-2000) è stata una poetessa e regista americana, figura chiave nella scena cinematografica d’avanguardia di New York degli anni ’60 e uno dei membri fondatori della Film-Makers’ Cooperative, fondata nel 1962 per distribuire film sperimentali e underground come alternativa all’offerta commerciale. Il suo lavoro ha una forte componente astratta e si avvale di tecniche di composizione sperimentali estremamente sofisticate e insolite.

 

Carolee Schneemann (1939-2019) è stata un’artista statunitense attiva negli ambiti della performance, della body art e del video. Ha fatto del corpo la materia principale della sua arte, adottando una forte impronta femminista che l’ha portata a rifiutare l’idea di corpo come oggetto, considerandolo come forza primitiva e arcaica. Attraverso pittura, cinema, video arte e performance, Schneemann riscrive una personale storia dell’arte, opponendola a quella narrata esclusivamente dal punto di vista maschile.

 

Di seguito i film previsti per la proiezione.

 

Storm de Hirsch, Divinations, 1964, 6’

Divinations è il primo capitolo della trilogia di film The Color of Ritual, the Color of Thought realizzata dalla regista Storm de Hirsch negli anni ‘60. In un’intervista con il celebre regista e artista Jonas Mekas sulla realizzazione di Divinations, Storm de Hirsch ha dichiarato: «Volevo disperatamente realizzare un cortometraggio animato e non avevo una telecamera disponibile. Avevo della pellicola vecchia e inutilizzata e diversi rotoli di nastro sonoro da 16 mm. Quindi ho usato quelli, oltre a una varietà di strumenti chirurgici scartati e alla punta affilata di un cacciavite, tagliando, incidendo e dipingendo direttamente sia su pellicola che su nastro [ audio ]». Il risultato è un collage allucinatorio, vertiginoso e meditativo di immagini e suono, che attesta l’interesse dell’artista per la forma, il colore e il processo, così come il mito, il rituale e il misticismo.

 

Storm de Hirsch, Peyote Queen, 1965, 9’

Peyote Queen è il secondo capitolo, e il più noto, della trilogia The Color of Ritual, the Color of Thought. Concepito come un viaggio attraverso il mondo nascosto dello squilibrio sensoriale, l’immaginario del film è astratto, composto sia da filmati dal vivo sia da sequenze create da de Hirsch dipingendo e incidendo direttamente sulla pellicola da 16 mm. Schermi frammentati, lenti caleidoscopiche e animazioni astratte vengono utilizzati per creare effetti psichedelici. La colonna sonora è composta da percussioni e canti africani intervallati da musica pop americana.

 

Storm de Hirsch, Newsreel: Jonas in the Brig, 1964, 5’

Nel 1963 il governo statunitense impose la chiusura del leggendario Living Theatre di New York per il mancato pagamento delle tasse, mentre era in programma la controversa produzione The Brig. Jonas Mekas decise di realizzare un film di questo spettacolo, per preservarne la genialità e il profondo dinamismo. Tutto si svolse in una notte in cui attori, macchinisti e cameraman fecero irruzione nel teatro chiuso con le sue proprietà sequestrate. In quell’occasione Storm De Hirsch ha realizzato questo corto: riuscì a immortalare Mekas mentre stava filmando, cogliendo tutta la tensione e l’apprensione per il momento, compreso il panico per il rischio di non riuscire a finire il film stesso.

 

Carolee Schneemann, Fuses, 1967, 30’

Fuses è un film di sequenze montate e dipinte dei rapporti amorosi tra Schneemann e il suo allora compagno, il compositore James Tenney, mentre sono osservati dal gatto Kitch. Il suo tentativo era di riprodurre l’intera esperienza visiva e tattile del fare l’amore come fenomeno soggettivo. L’autrice ha affermato: «Volevo vedere se l’esperienza di ciò che vedevo avesse una corrispondenza con ciò che provavo, l’intimità del fare l’amore… E volevo mettere in quella materialità del film le energie del corpo, in modo che il film stesso si potesse dissolvere e ricombinare e potesse essere trasparente e denso, come ci si sente durante l’amore… È diverso da qualsiasi lavoro pornografico che si possa vedere, ecco perché la gente lo guarda ancora! E non c’è oggettivazione o feticizzazione della donna».