CORRADO LEVI 
Forme di alterità

Corrado Levi è architetto, docente, artista, collezionista, critico d’arte e promotore dei movimenti di liberazione omosessuale. Se c’è un sistema lo devia, non lo cancella ma lo osserva a distanza. Levi è un abile atleta del salto, zampetta tra culture, idiomi, paesi e forme senza sedimentare ma lasciando tracce preziose. Ha una cultura sconfinata, che non grava come peso libresco ma si volta e rivolta come le pagine al vento. Levi è ampio, perché se c’è un nucleo che attira tutti lui ci sta intorno, abbracciandolo senza esserne risucchiato. Ha aderito al Fuori! [Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano], occasione di sviluppo dell’autocoscienza omosessuale negli anni Ottanta, fondamentale per lui e per la comunità gay di allora e oggi.

 

Proprio a partire dalla sua attenzione alle minoranze, alla cultura e comunità gay vogliamo proporre qui un testo e delle opere di Corrado Levi in relazione a tutto ciò.

 

LETTERA AL LUCENTE AMICO GAY CHE VUOL DIVENTARE SCRITTORE (1982)

 

Prima di ogni cosa non è detto che questa lettera serva, e questo è il primo rischio, e se serve ad alcuni ti fai nemici altri, o ciò che è più nascosto ti fai nemiche altre parti di te. L’unanimità del consenso neanche gli etero ce l’hanno: c’è sempre il fiato del secondo. Naturalmente parlo delle reazioni al senso di ciò che andrai scrivendo e non della sublime invidia.

Per altra prima cosa la pagina non è la mamma, il papà né l’amico di famiglia: tutti ce l’hanno e tanto basta. Quindi niente sfoghi, orticarie, carta assorbente all’angoscia amorosa: basta la mia che è sempre uguale alla tua, non dà nessuna informazione nuova neanche una zattera di salvataggio tuttalpiù quella di Caronte. Non escludo che si possa anche scrivere sotto peso d’amore ma comporterebbe un esercizio da formula tre: il perdersi nella lingua, il perdersi altrove, mentre ti cuoci nel crogiolo, come da consumato maestro Zen. Sarà l’ultimo esercizio.

Per altra prima cosa, messa da parte l’unanimità e l’amore, dovrai guardarti dal grande progetto, gli etero più accorti, furbastri, se ne sono accorti, e mi pare che le piccole frasi isolate che andavi scrivendo fossero già così, il grande progetto implica una fiducia o una sfiducia nel mondo che a noi non è data, noi non siamo né padroni né vinti. Il grande progetto non consiste solo nello scrivere quattrocento pagine ma anche nel credere troppo alla riga che si sta scrivendo. A noi è dato porre dei biglietti da visita che però dopo tre anni. La parola può essere intensissima ma con un progetto molto più modesto e ambizioso del grande progetto.

Per altra prima cosa, via dall’unanimità, dall’amore, dal grande progetto, bisognerà togliersi il falso problema che ci sia un te autentico da andare a scoprire, l’unico è il Twinings, e questo falso è legato all’illusione che scrivere sia scrivere una vera sensazione, un’idea, una situazione: non c’è nessun te-me autentico, per noi, né alcunché gia sentito da dargli la sua voce.

Per altra prima cosa, via dall’unanimità, dall’amore, dal grande progetto, dall’autenticità, dalla descrizione, ti toglierai una cosa più vischiosa e sottile che è legata all’amore, ma questa volta verso il tuo prodotto, l’attaccamento emotivo a quanto si scrive: è un calduccio che fa restare a casa.

Per prima cosa, lasciata l’unanimità, l’amore, il grande progetto, l’autenticità, la descrizione, l’emozione, si dovrà tralasciare ogni via, sia in discesa, in piano o in salita, di cui se ne veda già un pezzo, interrompere ogni camminata di cui si sappia già che dopo il destro c’è il sinistro, ogni altra guancia offerta, ma ancora di più anche il primo stadio dovrà essere lasciato se è già come il secondo.

Per prima cosa, lasciata l’unanimità, l’amore, il grande progetto, l’autenticità, la descrizione, l’emozione, il sicuro e si potrebbe andare avanti ma certo mi hai già capito, ti sarai così creato tante barriere intorno, dei pettini, delle regole per negativo che sono le più importanti, anche perché valgono come un artificio, che si possono certo infrangere tutte o ciascuna ma sarà una cosa diversa allora.

Per prima cosa oltre ai muri negativi che si possono anche attraversare, ti potrai creare altri muri positivi cioè delle regole di composizione da cui non è lecito, se non con estrema perversione, sgarrare. Per gli antichi la rima, la metrica, per noi qualcosa di più casuale come dei procedimenti artificiali in cui ti poni delle regole qualunque sia, di assonanza fonica, di combinazioni numeriche, di associazione casuale, e lasci che funzioni da solo, si dice per dire. Questi automatismi ti aiuteranno a stare in prima istanza, lontano dalle barriere che ci siamo posti prima.

Per prima cosa oltre ai muri e i procedimenti ti accorgerai della noia di questi, della loro miseria a meno che tu non ci giochi attraverso andando a slalom tra i tabù negativi e quelli positivi che ti sei posto dietro mio invito e questo sarebbe il massimo, al punto tale che questa lettera, che certo diventerà, fatta per simpatia per te, famosa come un’altra che ha poco più di cento anni, e si chiamerà la lettera al lucente amico gay o dello slalom gigante, questa lettera potrebbe fermarsi lasciandoti andare.

Per prima cosa fra le dighe del proibito e le costruzioni dell’artificio, si potrà anche ruzzolare, perché lo slalom non sia troppo facile, e provare il piacere della caduta con quell’istante di perdita di ogni punto di riferimento, salvo il moto e il suo arresto, sì nello scrivere ci va anche questo che vedi caso si allontana dal grande progetto e dall’amore e dall’autenticità e dalla descrizione e dall’emozione e dal sicuro… Ma la perdita di ogni punto di riferimento può anche avvenire, invece che con una ruzzolata, con una accelerata, e ancor più nell’inventare non solo la tua velocità ma anche gli ostacoli via via che li scarti, e ancora, che ci passi dentro, e gli ostacoli sono le parole stesse.

Per prima cosa può darsi che tu voglia fare tutto l’opposto di quanto descritto in questa lettera, nel qual caso considerala essa stessa come uno degli ostacoli da evitare.

 

Lettera al lucente amico gay che vuol diventare scrittore, pubblicato su È andata così – Cronaca e critica dell’arte 1970-2008, Corrado Levi, Mondadori Electa, 2009.