Documenti alla base di Women in Concrete Poetry: 1959-79
Parte Terza

Continua il viaggio editoriale intorno alla realizzazione del volume Women in Concrete Poetry: 1959-79 (Primary Information, 2020) dedicato alla poesia concreta femminile degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. I due curatori dell’edizione, Alex Balgiu e Mónica de la Torre, condividono i retroscena che hanno portato alla realizzazione di questo volume, in cui compare anche Patrizia Vicinelli, poetessa bolognese protagonista della mostra Chi ha paura di Patrizia Vicinelli.

 

Il secondo oggetto alla base della creazione di Women in Concrete Poetry: 1959-79 è il libro di Colleen Thibaudeau dal titolo Lozenges: Poems in the Shapes of Things (London, Ontario: Alphabet Press, 1965).

Ci fu descritto dal libraio da cui lo comprammo in questo modo: «due pagine non rilegate e non tagliate, probabilmente fogli di prova della prima tiratura, costituiti da otto pagine piegate ciascuna. Nessun foro per graffette. Le pagine presentano leggere pieghe e una macchia di inchiostro su quella che sembrerebbe essere l’ultima pagina. Probabilmente una copia del documento».

In verità, una volta ricevuto il documento, è stato molto emozionante percepire la vita di queste pagine non rilegate, che sembravano appena uscite dalla stampa, soprattutto vedendo i segni di inchiostro e i piccoli graffi. Aprendole ci siamo sentiti come se all’improvviso stessimo assistendo alla creazione del libro stesso e fossimo presenti insieme a Colleen nel suo studio.

 

La semplicità e l’essenzialità di questi fogli, ravvivati unicamente dalle pieghe, hanno in qualche modo enfatizzato la vividezza delle poesie e il loro ritmo dinamico. Una pubblicazione senza copertina si rivolge a noi con una genuina e concreta allegria attraverso la sua fragilità e franchezza.

Un libro di poesie che mostra come è fatto un libro di poesie.

Infine, liberata dalla rilegatura, l’opera risulta avere una quantità infinita di pagine. Come lettori, siamo portati a interpretare e assemblare eternamente le pagine in modo diverso, ricomponendole o semplicemente apprezzando le geometrie che sfilano lungo il foglio. 

La sfilata della lingua, davanti ai nostri occhi.