GIORGIO ORBI
Love Saves the Dance
Aprile 2020

In questo passaggio epocale, in cui il nuovo mondo attende di essere nominato, Giorgio Orbi guarda alla Club Culture come ultimo paradigma di negoziazione per la nostra identità futura. La domanda che ci si pone è: «la quarantena è solo il warm up di un brutto dj set»?

Me gusta el movimiento, me gusta bailar…
Pier Bucci, Track played during a Dj set, Ibiza, 2007.

We have to make new memories.
Dj Rush, My Palazzo, 2003

Virus aiz… e lo saiz.
Freddy K, Virus il suono di Roma, 1993.

No emotion, Your flesh is all I need
Slayer, Piece by piece, 1986.

Last night a D.J. saved my life from a broken heart.
Indeep, Last night a D.J. saved my life, 1983.

What vision is left and is anyone asking?
Crass, Berketex Bribe, 1981.

I fell love.
Donna Summer, I Remember Yesterday, 1977.

Tomorrow never happens.
Janis Joplin, Ball and chain, 1968.

 

LOVE SAVES THE DANCE

Pare sia stato dimostrato che non esistono forme di vita intrinseca e forse non ci interessa più cercarle, dal momento che siamo in grado di convertire l’inorganico in organico, sia fuori che dentro un laboratorio.
Prima dell’avvento del virus eravamo interessati all’immortalità e la vita poteva interessarci solo nelle condizioni che sembrava offrire nella sua versione eterna. 

Per questo registravamo ogni giorno una moltitudine di immagini.

L’eternità prevede il superamento della morte.
Ci sono generi musicali che evocano cataclismi e pestilenze sviluppando una narrativa lugubre che ben si allinea con l’argomento. Altri si sono presi il compito di sovvertire le leggi del Tempo e suggerire come misurarlo usando una nuova unità di misura.

Il Metal ha contribuito alla scoperta di nuovi paesaggi ancora inesplorati dal Rock. Più il genere si diffondeva, più i territori si facevano oscuri. Più i testi raccontavano della morte, più le chitarre andavano veloci.
Le successive declinazioni estreme ne hanno stabilito il punto di non ritorno, sia narrativo che tecnico, grazie ad un immaginario macabro in grado di evocare gli aspetti più controversi dell’animo umano. 

Il Metal ci ha raccontato Coleridge ed Edgar Allan Poe, il Brutal Death le vite dei serial killer e cosa mangiano gli zombie. È difficile andare più veloce del blast beat dei Cryptopsy oppure guadagnarsi il primato dell’atrocità quando in giro c’è una band che si fa chiamare Necrophagia. 

Iron Maiden, Hallowed by the name, 1982, EMI.

Tracey Emin ha invitato al party di una sua mostra un gruppo Grind Core di sole donne e Jim Carrey non ha mai fatto segreto della sua passione per i Cannibal Corpse ed i grugniti gutturali emessi dal loro ex-cantante Chris Barnes.

Nel primo caso l’artista seleziona come forma di intrattenimento una cultura underground grazie alla cui estetica può ampliare i confini della propria ricerca legata alla femminilità. L’introduzione del genere, all’interno di un circuito inedito, viene acquisito come una forma che si permea nella società ma che allo stesso tempo ne suggerisce l’ipotesi di una possibile rottura.

Nel caso di Jim, un attore dello Star System, studiare la tecnica del growl come mimesi per accedere a nuove possibilità di esecuzione di trasformismo, diventa un approfondimento della tecnica recitativa come nello studio dei cartoon.

In entrambi i casi, lo humor gioca un ruolo predominante nella scelta del genere.

In un recente live dei Napalm Death, una vivace brigata di bambini troppo giovani per essere già dei teenager, ha ballato allegramente i suoni ruvidi dei veterani del Grind Core. Uno stile musicale che ha dato del filo da torcere alla tranquillità di ogni nucleo familiare di classe media, potrà diventare in futuro la colonna sonora di un film della Pixar.

Oggi la moda promuove lo Sport come modello per incrementare la crescita economica del settore; la cultura Afroamericana dell’Hip Hop è diventata il principale referente di questo cambiamento.

Anche il Metal e la sua estetica hanno partecipato ed affermare la nuova tendenza.
La creatività dietro i loghi delle Band, ed una certa attitudine nel rappresentarli, sono qualità confluite con successo dentro le forme dei nuovi brand.
I tempi sono quelli giusti, oggi la Gabber si suona nei musei.

I primi tre album dei Nuclear Assault, i migliori, sono usciti alla fine della Guerra Fredda.

La Regina di Inghilterra si rivolge ai suoi sudditi per la quarta volta in sessantotto anni ed il Papa invia un’indulgenza plenaria da una piazza San Pietro deserta.
Di questi tempi, i notiziari sono prodotti dalla Marvel.
Da Milano, la città in cui mi trovo mentre scrivo, sembra che sia tornato in auge il Neorealismo.
Un uomo cammina sotto sole senza una scarpa, le finestre hanno le persiane chiuse, la radio, il rumore dell tram e quello incessante delle ambulanze.

Ellen Allien, Washing Machine is speaking, 2005, Bpicht Control.
Miss Djax, Doomsday, 1997, Djax-Up-Beats.

In questi momenti bui il ruolo dell’arte è quello di proteggerci, prendersi cura dei nostri processi cognitivi ed emotivi, conservarli e mostrare le possibilità future dei loro progressi.

Jimi Hendrix e Amy Winehouse ci hanno lasciato troppo presto, ma Lemmy Kilmister ha onorato i suoi Motorhead on stage fino al 2015. Era in giro a suonare dal 1959.
I Rolling Stones continuano ad esibirsi dal vivo ed anche gli ZZ Top. Certo sono arrivati qualche anno dopo, ma non hanno mai cambiato formazione e sono tutt’oggi il gruppo Rock più longevo che mantiene la stessa line up dagli esordi. Se guardiamo lo stile di vita dei protagonisti di entrambe le band, gli eccessi sono stati per molto tempo il metronomo della loro quotidianità. 

È evidente che la vita media si è allungata progressivamente, nonostante le attività che abbiamo ideato per ostacolarne la longevità e renderla apparentemente più eccitante.

La cultura del Rock ha testimoniato, attraverso i suoi protagonisti, una predisposizione all’immortalità: un’attitudine innata. Potremmo considerarla come una qualità della specie ancora sconosciuta, un innesto di intelligenza artificiale di matrice analogica.

Il Rock ha costruito la sua mitologia grazie ad un’epica dove le band erano gli eroi, la musica la divinità ed i testi la dottrina per riceverne i favori.
Nella Club Culture l’intervento della tecnologia ha rinunciato alle parole per avvicinare i suoi adepti all’immortalità con il ritmo.

La scomparsa dell’esperienza come testimone diretto della conoscenza, è il sacrificio richiesto dall’avvento di Internet per costruire il potere della Rete. Quando la tecnologia ha monopolizzato la comunicazione, il mercato ha spalancato le porte del successo alla Club Culture.
Il sistema produttivo dell’industria ha trasformato il fenomeno underground della Club Culture in mainstream.
È più facile far viaggiare una persona sola che una Band formata da quattro membri.
Da lì in poi il ritmo, non il verbo, si è diffuso come un contagio.

Di solito un sistema conservatore guarda alle innovazioni per confrontarsi con i nuovi valori e rafforzare la sua tradizione. Viceversa, gli innovatori devono conoscere bene la tradizione se vogliono promuovere nuove idee.

La Club Culture è un luogo amato sia dai conservatori che dagli innovatori, è un sistema produttivo dove il Tempo viene reinterpretato dai suoni della tecnologia.
In passato il Metal era una comunità con una visione tradizionale prevalentemente frequentata da soli uomini, si faceva fatica ad immaginarne il futuro per fattori biologici legati alla riproduzione.

Il Rave, per esempio, ha affermato la visione di un futuro prossimo attraverso suoni mai ascoltati prima, per suonare e celebrare tutto quello che era già stato suonato e celebrato prima.
Una specie di allevamento di polli sovraaffollato acceso tutta la notte, che invece di produrre uova ha sperimentato inconsapevolmente forme di un futuro prossimo.

«Awareness to understand what cannot be heard cannot be known».
Psychic Tv, Poster for Dream less sweet, 1983.

Lo Smile dell’Acid House ha compiuto un lungo viaggio per arrivare dov’è oggi. Ha migrato dagli uffici ai finestrini delle station wagon dei padri, fino alle copertine dei diari dei figli. Successivamente si è spostato sulle pillole di ecstasy, per poi comparire sui nostri telefoni e monopolizzarne il linguaggio. Riassunto in questo modo, l’esodo del simbolo sembra l’evoluzione della diffusione di un contagio, che muta da una specie ad un’altra per diventare sempre più forte.

Lo Smile è subentrato nella grammatica del nostro lessico con timidezza sostituendo il ruolo della punteggiatura, in breve tempo è diventato soggetto, verbo e oggetto della frase.
Questa migrazione del simbolo coincide con l’affermarsi della Club Culture. Sarebbe stato impossibile immaginare l’iperbole di questa crescita ai tempi in cui lo Smile viaggiava ancora sulla station wagon di papà.
Oggi lo Smile viaggia in jet privato.

«The decline of the fashion system as we know it began when the luxury segment adopted the operating methods of fast fashion». Giorgio Armani, Open letter to WWD, 2020.

Gli stadi oggi sono riempiti sia dai DJ che dalle Band. Gli stadi sono sempre stati i templi del Rock. La Dance aveva un ruolo minore: un chierichetto che porta i sacramenti che solo il sacerdote può celebrare. 

Anche l’Hip Hop oggi guarda alla Dance, quella degli anni 90 per esempio.
È uno scambio funzionale perché l’Hip Hop ha contribuito alla formazione della Dance ed i DJ che oggi occupano un posto nell’Olimpo della Consolle, suonavano l’Hip Hop agli albori delle loro carriere.

Molto spesso il Rock si rivolge alla Dance, quando non ha più contenuti. Il patto è simile a quello di un imprenditore di successo che si rivolge alla malavita per risolvere un certo affare cruciale che non riesce a sbrigare. Alla fine della storia l’imprenditore vende il suo prodotto, ma le strade sono controllate dalla malavita. 

Primal Scream, Screamadelica, 1991, Creation Records.
Il Rock e la Dance droppano la stessa onda.

Il Rock è un rapporto monogamo tra strumenti e musicisti. La Dance è un’orgia tra tecnologia e musicisti che hanno dimenticato le chiavi di casa e suonano il pianoforte come fosse un citofono.

I DJ sono immortali come gli eroi della Marvel.
La loro longevità asseconda la narrazione del consumo ed identificandosi con essa, mira dritta alla vita eterna; senza il feedback di una chitarra che annuncia la prossima canzone, ma solo con il flusso infinito della cassa dritta. 

Con il remix la Techno può cannibalizzare qualsiasi porzione della realtà e trasformarla in ritmo.

Robert Armani, Ambulance, 1991, Dance Mania.

Lévi-Strauss, Siamo tutti cannibali, 1989—2000, Seuil.

I DJ sono diventati immortali perché, a differenza delle Band e dei loro testi, non producono memoria. Nonostante gli sforzi per registrare e tracciare ogni movimento dei loro Gig, dalla partenza del jet privato alla vista dalla camera d’albergo, non esiste la memoria delle loro gesta.
Il passato è un dispositivo che viene consumato nel presente.
I DJ non producono memoria perché ogni giorno contribuiscono a riscriverne una nuova, in un posto diverso.

«Meditate alone, get lost. And don’t try to remember where you have been. If you try to remember it then it will be something that is dead. If you hold on to the memory of it then you will be alone again». Jiddu Krishnamurti.

Il Rock costruisce la sua memoria con i testi e le copertine dei dischi. Amplifica la sua diffusione con tutti i sensi. Udito, vista, gusto, tatto e olfatto. Un vinile è un luogo che li contiene tutti. Il Rock è umano e si riproduce con il sesso, di cui fa largo consumo. È tutto già annunciato, promesso dal movimento pelvico di Elvis Presley sul palco.
Qual’è il movimento pelvico della Club Culture: i primi tentativi di mixaggio di Larry Levan oppure la conversione dal formato analogico a quello digitale?

Il Rock unisce le persone per farle cantare e danzare insieme, come fossero una cosa sola. Il DJ unisce le persone per farle ballare da sole, come fossero una cosa sola. 

Yorgos Lanthimos, Lobster, 2015, EL—UK—IR—NL—FR.

Il Virus separa le persone per farle stare da sole e metterle in contatto con Internet come fossero una cosa sola.

Al DJ va riconosciuta la qualità unica di mettere a tempo i tempi.
La stessa qualità è inseguita dai curatori d’arte contemporanea.
La figura professionale del DJ e del curatore, così come le conosciamo oggi, si sono sviluppate insieme negli anni 70.
David Mancuso. New York. U.S.A.
Harald Szeemann. Berna. EU.
Il curatore scopre, seleziona ed esibisce le opere degli artisti; il DJ scopre, seleziona e suona le tracce prodotte da altri DJ.

Nel Country esiste un repertorio condiviso che si ripete, il Free Jazz prende distanza dall’improvvisazione armonica per celebrare la rottura totale di ogni struttura melodica, armonica e ritmica. L’improvvisazione del Jazz e la sua forza innovativa, sono state assorbite dalla Dance che un secolo dopo ne ha reiterato il ritmo binario degli esordi. Il ritmo aiutava gli Afroamericani durante la schiavitù per alleviare il lavoro sui campi di cotone. Un secolo dopo i Rave celebrano il ritmo facendo vibrare le pareti ed i vetri delle fabbriche abbandonate di mezza Europa.
Un secolo dopo i Rave celebrano il ritmo facendo vibrare le pareti ed i vetri delle fabbriche abbandonate di mezza Europa. La musica è un’invenzione africana.
Underground Resistance, Revolution For Change, 1991, Network Record.

Il Rave è stato il laboratorio segreto della Club Culture, quando ha convertito la fabbriche in divertimento era inconsapevole che da li a breve, grazie ai suoi esperimenti, il Tempo sarebbe stato riscritto da una nuova unità di misura: il Party.

18.08.1969. Alle nove del mattino a Woodstock si esibisce l’ultima band in chiusura del festival.

L’improvvisazione del guitar solo di Jimi Hendrix dell’inno americano entra nella storia. I boati emessi dalla chitarra ricordano le esplosioni della guerra che si stava combattendo in Vietnam.

Jimi Hendrix, National Anthem USA, Woodstock, 1969.

Nel Rock le band suonano esclusivamente i brani del loro repertorio ed al massimo possono interpretare una cover di un altro artista. È raro che un DJ suoni una sua traccia durante un set.
I DJs hanno realizzato molti remix di celebri canzoni Rock ed i remix a volte avevano più successo della canzone originale.
Per questo Paul Oakenfold apriva lo Zoo Tour degli U2.
I Red Hot Chili Peppers potrebbero aprire un DJ Set dei Martinez Brothers?

November 2020. On the fortieth anniversary of the release of the film ‘Cannibal Holocaust’, director Ruggero Deodato announces that the fourth chapter of his cannibal cycle will not be a movie, but a videogame.

21.09.2016. Carl Cox closing at Space Ibiza: l’ultima traccia che conclude una notte durata quindici anni è un brano dei Doors.

The Doors, The end, 1967, Elektra Records.

Ibiza è stata l’ultima casa di Christa Päffgen in arte Nico, modella, attrice e cantante dei Velvet Underground.
La Club Culture ha un rapporto con la memoria diverso da quello che il Rock promuove con i suoi spettatori; l’isola non ha sentito l’esigenza di celebrare questa grande artista con un ricordo o un monumento? Come viene interpretata la morte da quest’industria? Come il superamento che ne prevede l’immortalità, oppure un culto estraneo ai suoi adepti?
Nico è stata una figura chiave nell’evoluzione del Rock e del suo immaginario successivo.

Velvet Underground and Nico, I’ll be you Mirror, 1966, Verve Records.

Il virus ha dichiarato guerra al mondo.
Le fabbriche hanno chiuso e qualsiasi forma di attività che prevede un’audience fisica è stata interrotta.

Walter Benjamin, Esperienza e povertà, 1933, Gesammelte Schriften.

Durante le grandi guerre nonostante la catastrofe, le persone potevano continuare ad incontrarsi fisicamente. Oggi questo è impossibile. Walter Benjamin scriveva che i soldati della Prima Guerra Mondiale tornavano a casa muti, lo spazio emotivo per tradurre l’esperienza in linguaggio si era esaurito. Oggi abbiamo a disposizione uno spazio digitale illimitato.
Mark Zuckerberg si è dichiarato preoccupato in merito alle difficoltà che i server incontreranno per sostenere l’intenso traffico della Rete durante il Virus; per adesso il problema dello spazio è destinato ai defunti che purtroppo aumentano ogni giorno.

La pandemia ci colpisce mantenendo le qualità che il sistema aveva promosso come base del suo successo straordinario: la condivisione. Possiamo inviarci video, postare foto e proiettare la nostra immagine in ogni angolo del mondo. Però non possiamo uscire dalle nostre abitazioni, non possiamo incontrarci, non possiamo viaggiare.

Di solito i governi diventano inadeguati quando le promesse non vengono mantenute, ma l’opinione pubblica può farci ancora fede.

Il virus è aderente alla realtà, ci colpisce senza tradire le promesse fatte dal sistema in cui si è diffuso. Forse vuole mostrarci le possibili conclusioni della narrativa che abbiamo sviluppato?

Reinhold Messner, L’assassinio dell’impossibile, 1968, CAI Rivista Mensile.

Possiamo sviluppare una comunità e programmare nuove idee di cooperazione, ma al momento sembra che abbiamo dimenticato la password per accedere.
Agire presto, oppure subito?
Chiedere consiglio allo spirito oppure alla politica?
Pensare individualmente oppure globalmente?
Evolvere l’esistente oppure inventare quello che non c’è mai stato?

Siamo in grado di creare qualcosa di nuovo quando alcuni settori della conoscenza producono profitto dedicandosi alla reiterazione del passato?
Il sistema ha bisogno di una revisione, in quanto non è in grado di sostenerci.
Siamo ancora schiavi del petrolio, dell’inquinamento e abbiamo stabilito che gli animali non sono esseri viventi e pertanto non hanno diritti.
Una volta che saremo guariti dal virus torneremo a prendercela con l’ambiente come nostra abitudine? È importante saperlo perché nel frattempo l’ambiente è guarito.

Portiamo i nostri figli all’Hollywood Theatre per vedere Avengers: Endgame ma la copia è in WHS, qualcuno dalle prime file accende una sigaretta in sala.
È arrivato il momento di immaginare un nuovo dance floor.

Negli ultimi trent’anni la diffusione della Club Culture nella forma del “Party” ha sovvertito le dinamiche di aggregazione sociale, dell’intrattenimento come forma d’arte e forma di consumo ma anche di creazione di nuove espressioni ed identità del mondo. 

Il dispositivo del Party ha di fatto riscritto progressivamente porzioni sempre più ampie del contesto-realtà che originariamente lo ospitavano. 

Uno dei tanti aspetti del contesto-realtà che sono stati riscritti e cannibalizzati dal Party è il Tempo: lo scorrimento del tempo, la durata del tempo, la natura biologica del tempo, l’alternanza “naturale” del tempo della notte al tempo del giorno, l’alternanza “capitalistica” del tempo della produzione al tempo della distrazione. 

Il Party ha intrapreso una sua funzione sociale, culturale ma anche biologica all’interno dei sistemi di pensiero occidentali. 

Ma in che modo il Party ha cambiato il nostro rapporto con il reale? 

In che modo ha modificato il nostro rapporto con l’immaginario e come ha cambiato il rapporto tra memoria collettiva e memoria individuale? 

Queste domande ruotano tutte attorno al rapporto tra il Party e la Realtà, la percezione e l’esperienza del Tempo. 

Le premesse della crisi climatica globale e quelle odierne della rapida diffusione della pandemia, contribuiscono a modificare il profilo semantico del Club nell’immaginario collettivo. Questo cambiamento epocale richiede un nuovo linguaggio della Club Culture in grado di rappresentare questa complessa transizione.

La pandemia ha messo in crisi il sistema economico modificandone l’assetto globale.

I paesi che non riusciranno a fondere con successo il capitalismo con la politica, saranno costretti a ricevere aiuto da parte di altri stati. Gli stati in difficoltà saranno subordinati e non potranno accedere ad una rigenerazione del sistema politico economico. 

Presto lo Smile sarà la nuova cryptovaluta del futuro.

Spiral Tribe, Forward the revolution, 1992, Big Life.
Pilldriver, Apocalypse never, 1997, Cold Rush Records.

I virus sono all’origine di gravi problematiche sociali, etiche, economiche e organizzative.

In passato il virus dell’HIV è stato il vettore di un efficace quanto rapida disgregazione della scena Dance, che a cavallo degli anni ‘70 e ‘80 ha celebrato la stagione più importante della sua storia. Per ricongiungersi, il movimento ha dovuto attendere la celebrazione della seconda ‘Summer of Love’ nel 1987. L’eredità di quella stagione gloriosa ha contribuito alla nascita di un modello di sviluppo dell’industria attuale.

Michel Foucault, L’archéologie du savoir, 1969, Éditions Gallimard.

La Club Culture è una cultura che non va sottovalutata a causa della sua strumentalizzazione e diffusione di massa.

Mark Leckey, Fiorucci made me hard core, 1999, UK.
Toilet Paper, Circoloco XX Anniversary, 2019, IB.
Jeremy Deller, Everybody in the house, 2019, UK.

Negli anni questa cultura è stata utilizzata dagli artisti come materiale per produrre opere che oggi i musei si adoperano a conservare. Il Dance Floor è un argomento importante, una metafora della nostra società e non un semplice spin-off. Immaginarlo oggi in un momento di crisi, può essere utile per aiutarci a comprendere il futuro.

Non possiamo immaginare una società impreparata, che non sia organizzata a celebrare il rito sociale della danza.

Se niente sarà più come prima, saremo costretti a riscrivere un’intera semantica della nostra narrativa.
La quarantena è solo il warm up di un brutto dj set?
Saremo costretti a smantellare il capitalismo come se fosse un ospedale da campo, oppure consolidare le sue fondamenta e le sue doti repressive?

Marc Forster, World War Z, 2013, USA—MT.
Ralph Rugoff, May we live in interesting times, 2019, Venice Biennale, IT.

La Club Culture può essere una lente per rileggere e decolonizzare l’immaginario della contemporaneità perché il Club è una zona liminale destinata a divenire teatro di rinegoziazione della nostra futura identità occidentale.

La nuova natura del virus e gli effetti che ha provocato sul nostro pianeta, richiedono una completa ridefinizione del suo immaginario. Il mondo è diventato il Club. 

Maya Deren, At Land, 1944, USA.

Anni 70—80.
Nascono i DJ ed i Club.
Loeatta Holloway, Hit and Run, 1977, Gold Mind Records.

Fine anni 80 inizio anni 90.
I clubber si riuniscono in luoghi oscuri, lontani dai centri delle città. I Club come le catacombe dei primi culti mistici del cristianesimo.
Joe Beltram, Energy Flash, 1991, R & S Record.

Anni 2010.

La Club Culture si è diffusa nel mondo. Emerge una nuova dimensione del Tempo come orientamento del Party piuttosto che della realtà. 

Joss Whedon, The Avengers, 2012, USA.

Il Club e la sua esperienza mutevole, oltre i margini dell’industria dell’intrattenimento, di identità culturali, di genere, politiche e antropologiche.

Oggi il virus ha paralizzato la scena e fermato il Tempo; il mondo è stato conquistato ma nella realtà è solo un trofeo che possiamo ammirare da casa.

I DJ oggi suonano da soli, a casa. Le Warehouse sono vuote e le Boiler Room vengono trasmesse senza pubblico. Sono momenti molto poetici della scena che ricorderemo per sempre; allo stesso tempo nelle vie vuote delle città ingialliscono i manifesti che pubblicizzano i prodotti della stagione precedente. 

Andrej Tarkovsky, Stalker, 1979, URSS—RDT.
David Cronenberg, The dead zone, 1983, USA.

Nel frattempo vengono prodotte nuove tracce e sicuramente questo farà bene ad un genere musicale che si era fatto notare per la sua creatività, messa a repentaglio dalle tournée infinite intraprese ogni anno dai DJ intorno al mondo.

Gran Hotel Passeig de Joan Carles, International Music Summit, Ibiza, 2012, IB.

La Club Culture come settore produttivo di un’industria globale, aveva previsto quel futuro automatizzato con il quale, né la politica, né la scienza, sembravano avere confidenza perché ancora scollegate tra loro.

Era questo lo scenario che voleva anticipare? 

La Club Culture è ad un bivio dove può scegliere una delle sue due qualità più rilevanti: prendersi il merito di essere in anticipo sui i tempi e diventare uno dei fari della contemporaneità, oppure avere la volontà di costruire quello che non c’era prima ed immaginarsi come la strobo del futuro.

MFSB, Love Is the Message, 1973, Philadelphia International Record.

Ibiza, cinque del mattino. La macchina del fumo ci spara addosso un getto di propilene liquido; sembra di avere la testa fuori dal finestrino di un aereo. In effetti la traccia che suona il DJ ci sta portando parecchio sù, tutti ballano e alzano le mani verso l’alto come in una preghiera.
Adesso che è giorno usciamo dal Club per andare verso un altro Club. La radio del taxi trasmette una traccia House, nessuno può interrompere la musica ad Ibiza. Por favor, puede subir el volume? 

Alpi orientali, cinque del mattino. Cammino da tempo e ho lasciato alle spalle il bosco, la notte ed i ripidi ghiaioni. Adesso sono arrivato sulla Montagna e sta per uscire il sole.
La montagna mi guarda in silenzio, il suo Sguardo amplifica il battito del cuore che pompa il ritmo che hanno preso i passi durante la salita. Sono fermo da un pò e il ritmo non diminuisce, ma questa non è più la salita, questo è amore.
Si sente il profumo della roccia bagnata dalla notte quando la illumina il sole e la montagna indaco, diventa giallo oro. 

Dance together in the Club, party alone in the Mountains.

Giorgio Orbi, Studio view, 2020. Foto Andrea Rossetti.

Giorgio Orbi, There is no other, 2012. Immagine tratta da Internet e copertina di un vinile stampata su tela. (Parrot — Wikipedia, There is No Other — Rave a Graphixx, 1993, Rave Record). 47×3 cm. Foto: Andrea Rossetti. 

Giorgio Orbi, Flash Forward, 2017—2016. Tyvek, esposizione solare. 96,5×70 cm. Foto: Andrea Rossetti.

Immagini opere: Courtesy Galleria Alessandra Bonomo.

Il titolo Love Saves the Dance è un omaggio al primo party leggendario “solo su invito” organizzato da David Mancuso nel 1970 a New York, intitolato Love Saves the Day. Il party si svolgeva nel suo appartamento, un grande loft (The Loft) oggi ricordato come un tempio della House Music e il primo club nella storia della disco.

 

Giorgio Orbi (Roma) vive e lavora a Milano. Prima di iniziare a presentare regolarmente le sue opere in spazi espositivi, ha partecipato alla scena musicale e artistica underground italiana degli anni ’90.

Le opere di Orbi, in cui l’impiego di differenti media gioca un ruolo significativo, affrontano il tema della trasformazione dei paesaggi e del dialogo evolutivo dei generi artistici. Scrittura, suono, immagine in movimento, scultura, installazioni composte da elementi organici e non: questi sono alcuni dei dispositivi utilizzati dall’artista per trasmettere il suo immaginario. 

Orbi è alpinista e amante della montagna. Attraverso diversi media, il suo lavoro affronta spesso il concetto di Montagna come “presenza” naturale e culturale.