“L’elefante nella stanza”, un dibattito su Quarticciolo: immaginando alleanze tra istituzioni culturali e quartieri, a partire dal riuso

18 marzo 2026 ore 17:00
Tavola rotonda moderata da Bottega Quarticciolo

Introduzioni

Massimiliano Smeriglio – Assessore alla Cultura di Roma Capitale
Francesco Giambrone – Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma
Giulia Fiocca e Lorenzo Romito – Curatori della mostra Abitare le rovine del presente
Elisa Mattei – Abitante dell’ex questura del Quarticciolo
  
Tavola rotonda moderata da Bottega Quarticciolo 
Cristiana Perrella – Direttrice Artistica MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma
Francesco Careri e Fabrizio Finucci – Università di Roma 3 - Dipartimento di Architettura

Lorenza Baroncelli – Direttore Dipartimento MAXXI Architettura e Design contemporaneo
Silvia La Pergola – Architetto senior dell’Ufficio Mostre del MAXXI
Claudia Reale – Architetto senior dell’Ufficio Mostre del MAXXI

Giulia Fiocca e Lorenzo Romito – Curatori della mostra Abitare le rovine del presente
Marie Kraft – Direttrice Circolo Scandinavo 
Giulio Grillo – Rebiennale Venezia (remote) 
Falegnamerie sociali di SpinTime, CSOA eXSnia 

Conclusioni
Mauro Caliste – Presidente Municipio V di Roma Capitale 
Assessorato alle Periferie di Roma Capitale 


 
Quarticciolo è separata dal resto della città da una frontiera invisibile. Nell’enorme mappa di Stalker, realizzata con IURmap e Scomodo ed esposta al MACRO nella mostra Abitare le rovine del presente, la borgata non appare lontana dai quartieri ormai considerati centrali. Eppure nascere nei lotti tra via Palmiro Togliatti e la Prenestina significa ancora avere meno possibilità di diplomarsi rispetto a chi nasce a Centocelle o al Torrino, per non parlare della distanza con via Nizza. Significa più spesso essere inoccupati o destinati al lavoro povero, attraversare strade in cui molte serrande restano chiuse.

Abitare le rovine del presente, al Quarticciolo, pone la questione di come riabitare le rovine prodotte da decenni di abbandono delle case popolari e di come immaginare la riconversione produttiva di un quartiere in cui oggi a distribuire reddito è la piazza di spaccio. Affrontare questo problema significa partire dalle capacità e dai bisogni di chi vive la borgata e guardare a una città in cui, come ricorda Banca d’Italia, il patrimonio pesa più del reddito e la mobilità sociale è spesso condizionata dall’eredità familiare.

Ricucire Quarticciolo alla città richiede di immaginare nuovi laboratori di produzione e nuovi modi per usarli insieme. La domanda è semplice: di cosa dovrebbe vivere chi vive al Quarticciolo? Rispondere implica tenere insieme aspirazioni e competenze di chi abita il quartiere con le possibilità concrete offerte dalla città, incrociando specializzazioni produttive, mercato del lavoro, scambio tra università e territorio ed efficacia delle politiche pubbliche. Da Quintino Sella in poi si discute di come la straordinaria concentrazione di istituti di ricerca, musei, accademie e istituzioni culturali presenti a Roma possa diventare una vocazione anche economica della città. Roma è tra le prime città europee per numero di studenti universitari e concentra una quota significativa degli addetti italiani nel settore audiovisivo, mentre ogni anno registra nuovi record turistici. Eppure l’industria della cultura e della conoscenza distribuisce ancora poco le sue ricadute positive, mentre gli effetti sul mercato degli affitti si fanno sentire fino al Raccordo Anulare.

Il confronto proposto intende aprire un ragionamento concreto su possibili forme di collaborazione tra istituzioni culturali, università e quartieri. Un riferimento è l’esperienza di Venezia, dove la Biennale consente agli allestimenti di avere una seconda vita: diverse falegnamerie cooperative riusano pannelli, arredi e coperture per realizzare nuovi oggetti, arredare spazi comunitari e allestire mostre, generando lavoro qualificato.

L’ipotesi è che qualcosa di simile possa avvenire anche al Quarticciolo, riutilizzando gli allestimenti dismessi dal Teatro dell’Opera e attivando una collaborazione con il Dipartimento di Architettura di Roma Tre e con il Dipartimento Cultura di Roma Capitale.

L’obiettivo è avviare un’esperienza pilota capace di rafforzare il lavoro delle falegnamerie sociali già attive in città, riaprire spazi dove tutto ha chiuso e contribuire a ricucire il Quarticciolo alla città.



L’evento si svolgerà all’interno della mostra Abitare le rovine del presente.

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti.