Hito Steyerl.
Mechanical Kurds
A cura di Alice Labor
Mechanical Kurds di Hito Steyerl, a cura di Alice Labor, è una delle mostre che inaugura la stagione espositiva del MACRO nel 2026. Commissionata nel 2025 dal Jeu de Paume di Parigi e dal New Museum di New York e presentata in questa occasione per la prima volta in Italia, l’opera riflette sui rapporti tra lavoro digitale, intelligenza artificiale, conflitti geopolitici e produzione di immagini, combinando un video monocanale con elementi installativi immersivi. Mechanical Kurds (“curdi meccanici”) rivela i corpi, i territori e i conflitti che rimangono invisibili nei processi di creazione delle intelligenze artificiali e la violenza politica che si cela dietro a immagini e algoritmi. La precarietà delle infrastrutture dell’economia digitale si fonda su monopoli estrattivi di risorse umane ed energetiche ed emerge nel video tra documentario e racconto di finzione.
La narrazione filmica frappone, infatti, immagini documentarie nel campo profughi di Domiz nel Kurdistan iracheno e immagini generate dall’IA. Il titolo del lavoro rimanda al “Turco meccanico”, un automa del XVIII secolo dalle sembianze umane in abiti ottomani, capace di battere a scacchi qualsiasi giocatore. L’invenzione di Wolfgang von Kempelen celava in realtà al suo interno un essere umano che ne controllava il funzionamento e interrogava già allora il pubblico dell’epoca sulle possibilità di pensiero autonomo delle macchine. All’inizio degli anni 2000, Amazon ha adottato il nome dell’automa per la sua piattaforma di crowdsourcing che consente alle aziende di esternalizzare determinate mansioni, come l’addestramento delle intelligenze artificiali, attraverso lavoratori digitali.
Nell’opera di Steyerl, le voci di tre profughi curdo-siriani rivelano il sistema di “lavoratori fantasma” fondamentali per l’automazione grazie alla loro attività di classificazione di immagini attraverso le cosiddette bounding boxes, riquadri di delimitazione per il riconoscimento di oggetti, usate solitamente dai sistemi di visione artificiale e riprese nel progetto allestitivo della mostra. Il legame tra immagini e violenza politica emerge nel video in un racconto circolare in cui questi stessi lavoratori divengono a loro volta bersagli di droni automatizzati nel corso degli attacchi condotti dalla Turchia nella regione nell’ambito dell’offensiva anti-curda. I conflitti politici risultano nell’indagine dell’artista risorse sfruttabili, dal punto di vista geografico e umano, da parte delle grandi aziende tecnologiche.
Mechanical Kurds è l’ultimo capitolo della ricerca di Hito Steyerl sulla relazione tra lavoro, immagini e potere a livello globale. Da oltre un decennio l’artista analizza le ripercussioni sociali, politiche ed ecologiche delle intelligenze artificiali e delle tecnologie su cui si fondano. La “finzione documentaria”, per riprendere il termine usato dal filosofo Jacques Rancière, nel lavoro di Steyerl diviene strumento per la costruzione e condivisione di un pensiero critico che supera le narrazioni dominanti e offre un altro possibile sguardo sulla realtà.
“Invece di mettere la testa sotto la sabbia, dovremmo guardare in faccia i problemi. Dovremmo aprire gli occhi sul completo deragliamento della realtà, reintroducendo un sistema di garanzie costituzionali, rinegoziando i valori e il ruolo dell’informazione, evitando di scendere a compromessi quando si tratta di rappresentazione e solidarietà umana. Questo prevede anche di saper riconoscere il fascismo dove esiste davvero e opporsi a esso e ai suoi innumerevoli derivati e marchi. Negarne l’esistenza significa arrendersi al paradigma emergente di postpolitica e postdemocrazia; rassegnarsi a una completa fuga dalla realtà.”
HITO STEYERL (Monaco di Baviera, 1966) è un’artista, regista e teorica tedesca, di base a Berlino, il cui lavoro esamina le relazioni tra immagine, potere e tecnologie contemporanee. Formatasi in cinema documentario all’Accademia di Arti Visive di Tokyo e all’Università di Monaco, ha ottenuto un dottorato in filosofia all’Accademia di Belle Arti di Vienna. È professoressa in media digitali emergenti alla Munich Art Academy. Dagli anni duemila ha sviluppato una pratica che fonde saggio visivo, videoinstallazione e speculazione critica. Il suo lavoro esplora la circolazione delle immagini nell’era digitale, l’automazione, la militarizzazione delle tecnologie e le infrastrutture invisibili che plasmano la percezione. Le sue ricerche sono state presentate a livello internazionale in numerose istituzioni, dalla Biennale di Venezia (2019) al Centre Pompidou di Parigi (2020), al Museo Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Seul (2022), fino al MAK Contemporary di Vienna (2025) e al New Museum di New York (2026). Steyerl è oggi considerata una delle voci più importanti dell’arte contemporanea e ha ottenuto l’Erich Fromm Prize nel 2025. I suoi lavori sono conservati in diverse collezioni, come il Centre national des arts plastiques, Parigi; Museum of Modern Art, Varsavia; Institute of Contemporary Art, Boston; Museum of Modern Art, New York; Solomon R. Guggenheim Museum, New York; Stedelijk Museum, Amsterdam; Tate, Londra; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid; Van Abbemuseum, Eindhoven; Walker Art Center, Minneapolis.