Il MACRO presenta Representing the Work. 1972–2026, una lecture-performance di Matt Mullican, realizzata nell’ambito di un progetto ideato e curato da Piero Varroni per Studio Varroni – Eos Libri d’Artista.
Attivo dai primi anni Settanta, Mullican ha sviluppato nel corso della sua carriera un vocabolario composto da segni, diagrammi, pittogrammi e simboli attraverso cui indaga i sistemi di rappresentazione e organizzazione della realtà. La sua pratica attraversa media differenti, dalla performance all’installazione ambientale, dalla scultura alla grafica digitale, e si sviluppa intorno al rapporto tra realtà e finzione, soggetto e oggetto, cosciente e inconscio, interrogando la relazione tra realtà oggettiva e percezione soggettiva.
In Representing the Work. 1972–2026, Mullican ripercorre la propria ricerca a partire dai primi lavori del 1972, attraverso una lecture accompagnata da immagini delle opere e materiali video. Il racconto attraversa differenti momenti e linguaggi della sua pratica, fino alle sperimentazioni con l’animazione digitale e la realtà virtuale. La lecture-performance sarà seguita da un Q&A con il pubblico.
L’appuntamento al MACRO anticipa l’inaugurazione, venerdì 13 novembre, della mostra personale Le forme del pensiero / The Forms of Thought, presso Studio Varroni. La mostra presenta una costellazione di fotografie, disegni, testi, immagini e diagrammi, offrendo una diversa e complementare occasione di incontro con la ricerca dell’artista.
L’evento si svolgerà presso l’Auditorium.
Ingresso gratuito fino a esaurimento posti.
La lecture-performance si svolgerà in lingua inglese.
MATT MULLICAN (1951, Santa Monica, California) vive e lavora tra New York e Berlino. Tra le figure più significative dell’arte post-concettuale internazionale, si è formato al California Institute of the Arts di Los Angeles, dove ha conseguito il BFA nel 1974. La sua ricerca attraversa linguaggi e media differenti, indagando i processi della percezione, della rappresentazione e della costruzione soggettiva dell’esperienza. Dalla metà degli anni Settanta ha sviluppato anche una pratica performativa che comprende esperienze condotte sotto ipnosi, attraverso le quali esplora differenti stati di coscienza e identità. Ha partecipato a tre edizioni di documenta (1982, 1993, 1997), alla Biennale di San Paolo (2008) e alla 55ª Biennale di Venezia (2013). Tra le sue principali mostre personali figurano quelle al Pirelli HangarBicocca di Milano (2018), al de Young Museum di San Francisco (2020) e That Person’s Heaven al Palazzo della Ragione di Bergamo (2025). Nel 2022 ha ricevuto il Possehl Prize for International Art. Le sue opere sono presenti nelle collezioni di istituzioni internazionali, tra cui MoMA, Whitney Museum of American Art, Tate e Centre Pompidou.