JULIE AULT
La Figurazione Fuggitiva di Jochen Klein

In occasione di After The Light, dedicata alla figura di Jochen Klein e in corso fino al 27 agosto 2023, si propone di seguito la traduzione del testo, presente in mostra, di Julie Ault, co-fondatrice del pionieristico collettivo di artisti Group Material, a cui Klein si unì nel 1994 dopo essersi trasferito a New York.

Molti hanno scritto dell’abbandono e del ritorno alla pittura di Jochen Klein, presumibilmente diviso dalla sua collaborazione nella ricerca, nella scrittura e nell’esposizione con Thomas Eggerer e, insieme a quest’ultimo, dalla partecipazione all’attivismo culturale di Group Material. Storicamente intesa come “incoerenza assoluta” e “controargomentazione”, l’applicazione della nozione di “contraddizione” o paradosso alla pratica artistica invoca un confine lungo le linee tradizionali che delimitano la produzione estetica e il metodo analitico. Il ritorno di Klein alla pittura è una narrazione avvincente, ma a mio avviso non se n’è mai veramente andato. Impegnato in un processo di risveglio ricorrente, Klein pensava e lavorava in forme e affinità diverse.   

I suoi dipinti saturi di interni di palazzi vuoti, realizzati dal 1991 al 1993 e l’indagine e I’intervento, insieme ad Eggerer, del 1994, sugli usi storici e contemporanei dei giardini inglesi di Monaco sono corrispondenti ai dipinti successivi. Considerando il giardino monarchico come un “set appositamente progettato” in cui “vengono messe in scena complesse fantasie di vita semplice e naturale”, Eggerer e Klein hanno analizzato la codificazione borghese della vita pubblica ammissibile che, non a caso, escludeva l’omosessualità. Hanno rivisto la storia per concentrarsi sull’area, ormai da tempo consolidata, di gay cruising di Monaco, una “rete a parte di … tracce” che “riflettono, in virtù della loro esistenza fugace, l’aspetto non strutturato e indefinibile” dei modi in cui “gli omosessuali deviano dall’uso prescritto del parco” “alla ricerca di potenziali contatti”. *

La transizione di Klein dai ritratti tempestosi di reliquie reali ai dipinti dall’energia astratta e ambienti naturali onirici si concretizza nel 1993 e nel 1994. Ha iniziato a popolare le ambientazioni atmosferiche con corpi nudi reclinati, addormentati o sdraiati. Nel 1996 inserisce nei suoi dipinti immagini commerciali sentimentali. Piccoli animali si accarezzano l’un l’altro e una nidiata di adorabili criceti si stringe alla madre. Giovani donne in pose soft-porn sono viste da dietro o girate di spalle. I corpi dei ragazzi e dei giovani uomini sono rivolti in avanti, con lo sguardo verso l’esterno. Prati in fiore, paesaggi boschivi e miraggi vaporosi e senza luogo dai colori tenui invocano e rievocano scene paradisiache di sensualità. A volte sono punteggiati da elementi escrementizi marroni che si infiltrano nell’immagine. A partire dal 1997, Klein coltiva ulteriormente cliché ricorrenti nei suoi dipinti. Figure fuggitive vagano per sentieri effimeri e si soffermano in uno stato di astratto struggimento e riposo. Apparizioni indistinte sembrano avanzare e contemporaneamente allontanarsi.   

Un’opera dai tratti vivaci e non rappresentativa di questo periodo è frutto di una collaborazione tra Klein e il suo fidanzato e partner, Wolfgang Tillmans. La scala indecifrabile del dipinto sembra in contrasto con il suo volume modesto. Lo vedo come un simbolo dell’enorme impatto che Klein e Tillmans hanno avuto l’uno sull’altro e sulla loro arte nel periodo troppo breve che hanno condiviso. Il 28 luglio 1997 Jochen Klein è morto per cause legate all’AIDS, poco dopo aver compiuto trent’anni. Con un’abbondanza di virtuosismi, Klein ha visualizzato un impero interiore di scintillante meta-burlesque tinto di malinconia ed euforia. Nel farlo, ha raggiunto profondità durature e toccanti.  

 


 

* I progetti di Eggerer e di Klein sono inclusi nella monografia completa Jochen Klein, Monaco: Pinakothek der Moderne; Ostfildern: Hatje Cantz Verlag, 2011. Corrispondenze tra la pittura di Klein e il suo lavoro con Eggerer e Group Material sono facilmente reperibili nei saggi e nella documentazione del volume. 

 


 

JOCHEN KLEIN (Giengen, 1967-1997) è stato un artista che ha lavorato sia con pittura, disegno e collage, sia su progetti concettuali e teorici improntati al suo impegno sociale. Ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Monaco dal 1989 al 1994 e ha successivamente trascorso un anno come studente ospite al Vermont College of Art. Nel corso della sua attività artistica Klein ha collaborato con l’artista Thomas Eggerer (1993-1996) ed è stato membro del collettivo Group Material (1994-1996), spostandosi tra Monaco, New York e Londra. Il lavoro pittorico di Klein è stato esposto in numerose mostre collettive e personali in Europa e negli Stati Uniti, tra cui: Kunsthalle Nürnberg, Norimberga; Cubitt, Londra; Feature Inc., New York City; Kunstverein Hamburg, Amburgo; Stedelijk Museum, Amsterdam; Aarhus Kunstmuseum, Aarhus; Hammer Museum, Los Angeles; Kunstverein Braunschweig; Galerie Buchholz, New York, Colonia e Berlino; Migros, Zurigo; Maureen Paley, Londra; Pinakothek der Moderne, Monaco. Klein ha inoltre partecipato a diverse mostre con i suoi progetti collaborativi, tra cui quelle alla Kunstverein München di Monaco e presso Printed Matter di New York. 

JULIE AULT (Boston, 1957) è un’artista e curatrice che lavora con la produzione di mostre, la critica e la teoria d’arte e il racconto storiografico. La sua ricerca si concentra sul modo in cui l’arte plasma e viene plasmata dalle circostanze politiche, sociali, economiche ed estetiche di un determinato momento storico. Ault si è laureata presso l’Hunter College della City University di New York e ha svolto un dottorato presso la Malmö Art Academy della Lund University. È stata cofondatrice del collettivo artistico Group Material, attivo tra il 1979 e il 1996, e il suo lavoro come artista e curatrice è stato esposto alla Biennale di San Paolo e alla Whitney Biennial e in sedi quali l’Artists Space, il Weatherspoon Art Museum e Secession a Vienna. È stata docente presso la University of California di Los Angeles, la Portland State University, la Rhode Island School of Design, la Cooper Union e il California College of the Arts. Tra le sue pubblicazioni figurano Alternative Art New York, 1965-1985 (2002), Show and Tell: A Chronicle of Group Material (2010), Two Cabins by James Benning (2011) e In Part: Writings by Julie Ault (2017).