Nata a Basilea nel 1949, Miriam Cahn è oggi riconosciuta come una delle voci più urgenti e necessarie dell’arte contemporanea internazionale. La sua opera – prevalentemente pittura, disegno, pastello – attraversa oltre cinquant’anni di ricerca con una coerenza etica e formale rara: il corpo umano, la violenza, il desiderio, la vulnerabilità e la guerra costituiscono i nuclei centrali di una pratica che rifiuta ogni estetizzazione del dolore e ogni compromesso. Nonostante la crescente attenzione internazionale degli ultimi anni – dalla Biennale Arte di Venezia alle retrospettive al Palais de Tokyo di Parigi e al Museo Reina Sofía di Madrid – mancava finora una sintesi ampia in un'istituzione italiana.
Il progetto espositivo al MACRO occupa la sala principale del museo, uno spazio di circa 1.400 metri quadrati, e riunisce oltre 100 opere che coprono l’intera traiettoria dell’artista, dalla fine degli anni Settanta ai lavori più recenti. Il percorso non segue un ordine cronologico, ma si articola in costellazioni tematiche che mettono in luce la continuità delle sue ossessioni formali e politiche: la rappresentazione del corpo femminile, la denuncia della violenza bellica, la dimensione erotica come atto di resistenza.
I lavori a carboncino su carta di grande formato degli esordi dialogano con gli acquerelli dai colori intensi degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta dedicati all’Atombombe, l’arma atomica tornata di drammatica attualità, e con i dipinti su tela più recenti, restituendo la radicalità intatta di un linguaggio che nel tempo non ha perso forza espressiva. Il corpo è al centro della sua pittura — frantumato, esposto, resistente — reso attraverso un segno urgente e grezzo, deliberatamente lontano da qualsiasi perfezione formale.
Elemento centrale del progetto sono le room installations, una modalità espositiva che Miriam Cahn sviluppa fin dagli anni Ottanta e che costituisce uno degli aspetti più distintivi della sua pratica.
Non si tratta di semplici aggregazioni di opere, ma di nuclei autonomi concepiti come unità di senso: ogni installazione corrisponde a un ciclo specifico di lavori, pensati per entrare in relazione reciproca all'interno di una precisa configurazione spaziale. Per Cahn, le room installations sono uno strumento di pensiero — un modo di articolare nello spazio ciò che un singolo dipinto non può contenere da solo.
In mostra al MACRO le room installation Herumliegen (2022) e Familienraum (1996-2009). Herumliegen, realizzata in risposta all'invasione russa dell'Ucraina, porta con sé tutta l'urgenza di una reazione immediata agli eventi: Cahn non documenta, non commenta — reagisce, con la stessa rapidità che da sempre governa la sua pratica. Il titolo — Herumliegen, "giacere intorno", "essere sparsi" — evoca corpi abbandonati, presenze inermi, l’immagine spietata della morte di massa. Come ha dichiarato l'artista a proposito del suo lavoro sulla guerra in Ucraina: «La ripetizione della violenza durante le guerre non è intesa per scioccare, ma per denunciare».
Ulteriore ciclo narrativo è affidato a Familienraum, composta da 12 dipinti a olio e 4 disegni realizzati nell'arco di oltre un decennio, dal 1996 al 2009. L'installazione riunisce figure, personaggi, spazi e luoghi che sono tutti ritratti astratti di familiari dell'artista, oppure visioni di paesaggi interiori.
Se Herumliegen è la risposta viscerale alle guerre e ai conflitti attuali, Familienraum è lo sguardo che si volta verso l'interno — la memoria, l'affezione, le geografie private. In questa installazione il ricordare e il comunicare per immagini diventano materia stessa del lavoro: i momenti visivi individuali di Cahn si collocano come punto d'intersezione tra passato e presente personale e collettivo, trovando nell'opera una propria autonomia al di fuori del tempo.
Messe in relazione, le due installazioni tracciano le coordinate di una pratica che non conosce separazione tra sfera pubblica e sfera privata: la guerra e la famiglia, il massacro e la memoria affettiva, il grido politico e l’esperienza intima si tengono insieme, contaminandosi.
Il progetto allestitivo è affidato a Didier Fiúza Faustino // Bureau des Mésarchitectures. Artista concettuale e architetto franco-portoghese, Fiúza Faustino lavora sul rapporto tra corpo e spazio. Al crocevia tra arte e architettura, la sua pratica è multiforme: va dall'installazione alla sperimentazione, dalla creazione di opere plastiche alla progettazione di spazi capaci di coinvolgere i sensi. Nei suoi lavori, interroga il corpo nella sua dimensione percettiva, sociale e politica, portandolo in uno stato di instabilità. I suoi progetti si caratterizzano per lo sguardo critico e per la capacità di offrire esperienze inedite al corpo individuale e collettivo.
MIRIAM CAHN (Basilea, 1949) è considerata una delle figure più interessanti del panorama artistico internazionale. Il suo lavoro si fonda sull'immagine del corpo e sulle sue condizioni di visibilità, tra emersione e scomparsa. Il diafano e lo spettrale caratterizzano l'essenza del suo linguaggio figurativo che comprende pittura, disegno e fotografia. Formatasi attraverso le teorie e i movimenti femministi degli anni Settanta, l'artista raffigura le diverse sfaccettature della femminilità rappresentando corpi nudi con una visione intima che rifiuta gli ideali socioculturali legati alla bellezza femminile. L’artista ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in tutto il mondo, esponendo le sue opere tra gli altri a documenta (1982 e 2017), alla Biennale di Venezia (1984 e 2022), al Museum für Moderne Kunst di Francoforte (1998), al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid (2017), al Palais de Tokyo di Parigi (2023), allo Stedelijk Museum di Amsterdam (2024).