LOCALES presenta Sei venuto tra la nostra gente e la tua vita è sicura, una lecture, una proiezione e una conversazione con l’artista palestinese Emily Jacir. L’incontro è dedicato all’influenza e all’impatto dell’Italia – e in particolare di Roma, dove Jacir ha vissuto a periodi fin dall’età di 14 anni – sulla sua pratica artistica, approfondendo due decenni di progetti e interventi che l’artista ha sviluppato sul suolo italiano, tra i quali tre installazioni permanenti a Pietrapertosa, in Basilicata, Palermo e Milano. Spesso mettendo in scena o installando in modo permanente le proprie opere nello spazio pubblico, l’artista ha lavorato con fotografia, cinema, scultura, installazione e performance, riflettendo su temi quali collettività, memoria, migrazione, esclusione/inclusione, visibilità/invisibilità, e su come questi elementi vengano negoziati attraverso il corpo e nello spazio pubblico. Dopo una breve presentazione e la proiezione di una selezione delle sue opere filmiche, Emily Jacir dialogherà con Sara Alberani e Chiara Siravo di LOCALES, tracciando riflessioni e urgenze condivise intorno allo spazio pubblico e alle narrazioni storiche silenziate.
L’evento si svolgerà presso la Sala Cinema.
L’evento si svolgerà in lingua inglese.
Ingresso gratuito fino a esaurimento posti.
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Dal 6 all’11 marzo una selezione di film di Emily Jacir presentata da LOCALES sarà proiettata all’interno della sala al primo piano dedicata a UNAROMA LIVE.
La selezione nasce da oltre otto anni di costruzione, collaborazione, scambio e coltivazione di un’ampia rete di danzatori e musicisti tra il Sud della Cisgiordania e il Sud Italia, insistendo sulla nostra eredità mediterranea condivisa. Si tratta di un percorso che ha dato vita a una varietà di processi di costruzione collettiva come workshop, performance, musica, canto e danza. Queste opere coreografiche e musicali operano come una traduzione dell’incontro con Betlemme e con le sue tradizioni agrarie e musicali.
Emily Jacir con Andrea De Siena, Laura Esposito, Luca Rossi, Paesaggio Umano, 2022
Video, 6’45’’
In Paesaggio Umano un gruppo di danzatori e musicisti, che negli anni precedenti aveva partecipato ai workshop presso Dar Jacir a Betlemme, ha creato nuovi lavori legati alla terra, all’agricoltura e alla memoria. Guidata da Emily Jacir, Andrea De Siena, Laura Esposito e Luca Rossi nel settembre del 2022, la ricerca è stata presentata sotto forma di movimento, gesto, immagine, poesia, ricordo e attraverso il canto di un anziano del villaggio che intonava una canzone dedicata alla terra. Dopo aver condiviso le loro ricerche, hanno costruito una nuova coreografia e una partitura musicale originale. Quest’opera è dedicata a Moataz Zawahreh, ucciso da cecchini israeliani il 13 ottobre 2015 durante una protesta davanti a Dar Jacir. Vengono condivise immagini del suo corpo, trasportato attraverso le terrazze di Dar Jacir nella speranza di riuscire a portarlo in tempo in ospedale, subito dopo essere stato colpito.
Emily Jacir con Andrea De Siena, Ovunque tu semini grano, 2022
Video, 6’5’’
Ovunque tu semini grano, il grano cresce nasce dalle visite ai terreni agricoli di Betlemme con l’educatore e attivista Baha Hilo. Qui gli artisti hanno assistito all’impossibilità di raggiungere i propri ulivi, alla difficoltà della raccolta, al desiderio di tornare sulla propria terra e alla storia che unisce questa comunità. La presenza degli ulivi ha creato un orizzonte visibile, immediatamente familiare e condiviso. L’ulivo non è il simbolo di quest’opera: è il suo tema. La composizione musicale originale trae ispirazione dalla tammurriata o dal ballo e canto sul tamburo e dalla dabka. In entrambe queste tradizioni, l’aspetto gestuale simbolico è connesso al rapporto del corpo con la terra. La coreografia rielabora elementi legati all’agricoltura e al lavoro dei campi: le castagnette, i movimenti dei polsi che simulano il gesto della semina e i movimenti delle braccia utilizzati nella coltivazione.
Emily Jacir, Il Mare in Mezzo – Suoni e canti dal Mediterraneo, 2023
Video, 3’29’’
L’opera documenta un evento svoltosi domenica 10 settembre 2023 alle ore 19:00 presso Dar Jacir a Betlemme. La serata ha riunito la stretta rete di danzatori, coreografi e musicisti di Betlemme e del Sud Italia, organizzata e guidata da Emily Jacir, tra cui il Coro Amwaj, Andrea De Siena, Fabrizio Piepoli e Giulia Pesole.
Emily Jacir, NOI, 2021
Immagine proiettata
Nel 2021, Emily Jacir ha appeso uno striscione rosso con la parola “noi” stampata in arabo sul Palazzo della Regione in Piazza Vecchia a Bergamo. L’opera riflette la ricerca dell’artista sull’esperienza fisica e sociale delle geografie e temporalità transmediterranee, il suo lavoro sullo spazio pubblico e sull’esperienza corporea del significato dello stare insieme di fronte agli sforzi strutturali di frammentare il tempo e lo spazio. Al MACRO lo stesso striscione è presentato sotto forma di proiezione digitale, che funge da interludio tra i tre film che mettono in scena un incontro tra musicisti e artisti del Sud Italia e della Cisgiordania.
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LOCALES è una piattaforma curatoriale che si propone di attivare una riflessione sulla sfera pubblica attraverso le pratiche artistiche. Grazie a una serie di programmi site-specific che prevedono commissioni di nuovi lavori artistici, esplorazioni nello spazio pubblico, momenti di apprendimento e performance, LOCALES affronta la complessità delle urgenze del presente a partire dalla storia politica e sociale di luoghi simbolici della città di Roma e delle comunità che la abitano. LOCALES nasce a Roma come progetto curatoriale nel 2020, ed è attualmente co-diretta da Sara Alberani e Chiara Siravo, fanno inoltre parte del team Marta Federici, Chiara Pagano, Giulia Caruso e Alice Albanese.
EMILY JACIR, è un’artista visiva internazionale che vive e lavora tra Betlemme e Roma. La sua pratica interdisciplinare si articola in film, fotografia, installazione, performance, suono e testo. Il suo lavoro esplora le modalità in cui i movimenti individuali e collettivi si manifestano nel tempo e nello spazio pubblico, indagandone le implicazioni sull’esperienza fisica e sociale delle geografie e delle temporalità transmediterranee. Attraverso una rigorosa ricerca storica e archivistica, lo stratificato corpo di opere di Jacir è radicato nella dimensione dell’incontro, della comunità e delle affiliazioni sociali. Negli ultimi vent’anni l’artista ha lavorato nel Sud Italia, principalmente nell’area del Salento, ma anche in Basilicata e in Sicilia. Per il suo lavoro più recente, We Ate the Wind, crea un’installazione cinematografica che combina materiali nuovi e d’archivio, affrontando questioni di visibilità e invisibilità, vicinanza e distanza, ospitalità ed esclusione, esplorando specifiche politiche migratorie e le loro conseguenze su individui e comunità.o specifiche politiche migratorie e le loro conseguenze su individui e comunità.