Roma, città unica per la sua capacità di rigenerarsi nel tempo, diventa qui il punto di partenza per esplorare pratiche di riuso e rinascita. Le sue rovine – materiali e simboliche – sono interpretate come territori del possibile, dove forme spontanee di rinaturalizzazione e convivenza civile generano nuove ecologie urbane e sociali.
La mostra si concentra su alcuni processi dal basso di rigenerazione di luoghi che negli anni hanno contribuito alla rimodulazione della struttura urbanistica della città. Ararat, Casale De Merode, Lago Bullicante ex Snia, ex Mercati Generali, Metropoliz, Porto Fluviale, Spin Time, Quarticciolo, 4 Stelle Hotel sono alcune delle esperienze analizzate dal progetto: esempi di come le “rovine della modernità” siano state abitate per soddisfare bisogni e desideri che la società non soddisfa, permettendo l'emergere di relazioni ecologiche e sociali imprevedibili.
Attraverso installazioni, materiali d’archivio e narrazioni visive, Abitare le rovine del presente restituisce un ritratto inedito della città come laboratorio di convivenza e coevoluzione, dove le esperienze di vita quotidiana si intrecciano con la progettualità istituzionale. Un dialogo fertile che apre a una nuova prospettiva di rigenerazione urbana, di cui Roma si fa portavoce e modello.
Completa il progetto espositivo uno “Spazio di negoziazione”, elemento già centrale nel padiglione veneziano: un luogo assembleare costruito come una piattaforma aperta dove le persone sono invitate a sedere insieme in una forma circolare senza gerarchie , discutendo e negoziando le strategie per un abitare migliore e consapevole.
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La mostra accoglie decine di contributi di artiste e artisti ed è stata realizzata in dialogo con le realtà sociali rappresentate. Per la mostra sono stati prodotti i lavori di Jessi Birtwistle, Armin Linke, Stalker con IUR Map e Scomodo, Vega.