VIRIDITAS
Marianna Merisi
Nebbia

Questo contenuto si inserisce nella nuova rubrica digitale del museo intitolata VIRIDITAS, nata per offrire al pubblico uno strumento per arricchire il proprio sguardo rispetto all’emergenza ambientale.

Tra gli effetti del cambiamento climatico in atto alle nostre latitudini c’è una forte diminuzione della formazione di nebbia, un tempo caratteristica dominante delle stagioni fredde nella pianura padana.  

 

Lattiginosa o densa, manto avvolgente o muro impenetrabile allo sguardo, coltre o mare, l’esperienza della nebbia nelle sue varie declinazioni è per me da sempre legata al paesaggio della mia infanzia: la pianura cremonese di Castelnuovo del Vescovo. 

 

Dalla nostra casa, attraverso nove gradini di cotto, si accede a un vasto giardino – che è più una ‘giungla’ per via della quantità di alberi e arbusti che negli anni vi abbiamo piantato – delimitato da un piccolo corso d’acqua che lo separa dall’ampia distesa di campi circostanti. 

 

In alcune mattine di fine estate, poi in autunno e in inverno, ma spesso fino a primavera inoltrata, scendere nel giardino invaso dalla nebbia è stato come immergersi in un grande mare ovattato. 

 

Tutte le presenze vegetali che il giorno prima erano lì splendenti di luce, ben distinte e nominabili, all’improvviso apparivano come un solo umido insieme indistinto. 

 

La nebbia del giardino faceva perdere l’orientamento e i riferimenti con la realtà conosciuta, ma permetteva di ampliare le capacità percettive. Nella nebbia, infatti, i suoni si attutiscono, la vista perde di definizione e l’olfatto si intensifica grandemente: anche in virtù dell’alto tasso di umidità, il rilascio di profumi della vegetazione nella nebbia è straordinario. Quell’odore di insieme che corrisponde a foglie, rami, umidore, funghi e marcescenze vitali dovuto anche alla presenza di alberi ad alto fusto come querce, gelsi e pioppi, a poco a poco prendeva forme più precise. A guidarmi erano il profumo di incenso di Escallonia illinita, la liquirizia di Helichrysum italicum, il profumo dolce dei frutti gialli di Poncirus trifoliata, quello di arachidi delle foglie strofinate di Clerodendrum bungei, e i profumi delle mente e di Geranium cantabrigiense, sprigionati al minimo tocco. 

 

La vegetazione a portata di mano appariva così ingrandita da una vera e propria lente sensoriale.  

 

Non senza fatica, le diverse piante si stanno abituando al cambiamento climatico, ma la complessità olfattiva che scaturisce con la nebbia temo sarà presto un ricordo per me e solo un racconto per mia figlia. 

 


 

Marianna Merisi si laurea in Architettura al Politecnico di Milano con una tesi sugli incolti urbani. Dopo diverse collaborazioni, la più importante con Cascina Bollate, il vivaio giardino nel carcere di Bollate, attualmente collabora con Park Associati, dove si occupa della progettazione del verde in un dialogo continuo con l’architettura. Alla progettazione di spazi verdi, affianca l’ideazione di progetti fra narrazione, approfondimento scientifico e illustrazioni botaniche. Dal 2019 illustra l’ultima pagina della rivista Gardenia. Ha pubblicato il libro VAGABONDE. Una guida pratica per piccoli esploratori botanici edito da TopiPittori.